Pillole per dilettanti
Muscoli che si gonfiano, pasticche miracolose, integratori che fanno volare. Viaggio nell'allucinante mondo del doping amatoriale
GIANANDREA BUNGARO

Sono saliti a ventinove i casi di ex calciatori ammalati o morti a causa del morbo di Gehrig scoperti dal procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, nell'ambito dell'inchiesta epidemiologica sulle patologie che colpiscono i giocatori di calcio. L'inchiesta del magistrato torinese cominciò più di due anni fa, con la famosa intervista di Zeman sui muscoli gonfiati della Juventus, e da allora il doping non ha più smesso di far parlar di sé: gli arresti al Tour de France, la chiusura del laboratorio dell'Acquacetosa, le nuotatrici cinesi prese con le mani nel sacco, il caso olimpico del Gh, i misteri del professor Conconi. Ogni volta un caso da prima pagina, ogni volta un colpo durissimo alla credibilità dello sport.
Il doping più pericoloso, però, è quello sommerso, quello che non emerge nella cronaca dei mass media, quello che coinvolge gli amatori, i dilettanti e i giovani sportivi. Lì è difficile riuscire a fare un'indagine, venire a conoscenza dei casi più disperati. Lo "spaccio" avviene con il passa parola, spesso negli spogliatoi delle palestre. Non c'è il consulente medico che ti segue, le informazioni sui prodotti ti arrivano dall'amico di palestra, che nella vita fa tutt'altro e riesce a convincerti con i risultati della sua dieta modello. Si assume droga per emulazione, si vuole arrivare e vincere ad ogni costo. E' questa l'educazione sportiva che si insegna anche ai bambini. Basta andare su una mailing list in internet per scoprire come il doping si diffonda attraverso mille canali, a qualunque livello: "Sono un amante del caffè, ma mi hanno detto che la creatina ne limita gli effetti; posso comunque prenderlo dopo un certo periodo di tempo, magari dopo un 'oretta?". Oppure l'angoscia di uno sprovveduto praticante di body building: "Su consiglio di un amico ho iniziato a prendere la creatina lunedì scorso: 12 grammi al giorno per una settimana. Mi sono allenato discretamente per tre giorni, giovedì ho fatto pausa, il venerdì mattina lo specchio mi riflette l'immagine di un palloncino: sono gonfio ovunque ma nel viso... terribile! Mi peso e va ancora peggio, quasi 5 kg in più. Sapevo che la creatina dava ritenzione idrica ma è possibile tutto questo? Non faccio pipì neanche bevendo tè verde, che normalmente mi faceva correre al bagno. Inutile dire che ho interrotto la creatina, ma sono ancora gonfio e peso sempre più... quanto tempo ci vorrà per espellere questa schifezza?".
Dicevamo che è anche e soprattutto nello sport giovanile che si annida il pericolo doping. E' inutile nasconderlo ma ci sono attività sportive, come il ciclismo, dove determinate sostanze dopanti "girano" più facilmente. "Ho cominciato a fare sport quando ero molto giovane, sotto la guida dei miei genitori. Mi sono dato al nuoto e poi mi sono avvicinato alle arti marziali." Così ci racconta Davide, che oggi ha 25 anni, lavora e vive a Milano. "Dopo alcuni anni di pratica iniziai ad avere problemi di instabilità rotulea e quindi un po' per passione e un po' per necessità iniziai a fare ciclismo. All'inizio non partecipavo a gare o competizioni, ero solo io, la mia bicicletta e un paio di amici con cui ci divertivamo facendo sport e passando alcune ore fuori dallo smog di Milano. Dopo alcuni mesi cominciammo a fare entrare nel gruppo altre persone più grandi di noi che correvano in una società di cui per ovvi motivi non faccio il nome, che vedendo le nostre prestazioni ci chiesero di entrare in squadra con loro convincendoci che potevamo anche vincere delle gare. Con i miei amici decidemmo di entrare a far parte di questa società pensando che in ogni caso non avevamo niente da perdere, anzi ci regalavano la tuta della squadra, eravamo assicurati, ci allenavamo con altra gente e poi quello che a noi interessava era andare in bici e basta. Ovviamente dalla società non percepivamo soldi ma solo le agevolazioni che vi ho appena detto".
"All'inizio andò tutto bene - prosegue Davide - anche se noi tre eravamo i novellini e a volte faticavamo molto per mantenere i ritmi di allenamento; fino a quel momento avevo creduto di essere allenatissimo e invece dovetti ricredermi. Il vero crollo arrivò alla prima gara quando ci trovammo di fronte a tantissima altra gente che aveva come unico desiderio quello di vincere anche se la gara era prettamente amatoriale. Dopo la partenza mi sentii veramente morire, nonostante gli allenamenti fatti vedevo gruppi di persone che mi superavano con delle facce rilassate come se neanche facessero fatica mentre io ero stremato. Mi ricorderò sempre quel giorno: a parte i miei due amici nessuno della squadra mi aveva aspettato, non esisteva la squadra durante la gara, esisteva solo il risultato e io mi chiedevo come avessero fatto i miei compagni ad andare così forte, anche perché in allenamento ormai riuscivo a tenere i loro ritmi. Come giustificare quel cambiamento? Pensai che ero io che non ero in forma quel giorno ma non poteva succedere a tutti e tre. Alcuni giorni dopo la gara portammo le biciclette a sistemare nel negozio che ci sponsorizzava e trovammo il proprietario ad accoglierci che era anche il presidente della squadra. Ci prese in disparte e ci parlò della gara spiegandoci che non eravamo riusciti a rendere al massimo perché non ci eravamo alimentati nel modo giusto (e io subito a pensare, ingenuamente, a quello che avevo mangiato prima di correre); tirò fuori dalla tasca del giubbotto una confezione di integratori (li chiamò proprio così) dicendoci che con l'alimentazione normale non si riusciva ad assumere tutto quello che serviva per una competizione sportiva e allora si ricorreva a quelle pillole che erano naturali e assolutamente legali. Tornando a casa avevo il nome di quelle pillole che mi ronzava per la testa, le aveva chiamate efedrina, che nella mia ignoranza della materia (avevo appena 17 anni) tutto mi sembravano tranne che una cosa naturale. Mi sono fatto consigliare e ho deciso di non prenderle. Non fecero altrettanto i miei due amici, che con me avevano iniziato l'avventura ciclistica. Negli allenamenti e nelle gare seguenti si notò la differenza: mentre io rimanevo nella mediocrità, loro riuscivano a staccarmi con estrema facilità. Per questo motivo ebbi degli scontri col presidente della squadra. Di conseguenza, un po' per il disgusto che mi era venuto nei confronti del mondo ciclistico (avevo finalmente capito che tutti quelli che mi superavano non lo facevano perché si erano allenati di più m
a perché assumevano degli stimolanti come l'efedrina) e un po' perché era diventata un'agonia allenarsi con delle persone che facevano uso di sostanze stimolanti e arrivare sempre ultimo, mi ritirai dalla squadra".
"Oggi ho 24 anni - conclude Davide - da quella vicenda sono passati circa 7 anni e sono rimasto fedele al mondo dello sport pulito. Con la bicicletta ho un rapporto diverso, ho smesso di gareggiare e mi alleno con dei ragazzi che fanno parte di una squadra: sembrano tutti abbastanza puliti anche perché arrivano sempre ultimi. Nel mondo del ciclismo amatoriale è molto più difficile arrivare ultimi ma rimanere puliti che arrivare primi con metodi discutibili perché è facile farsi tentare dalle pillole, non ci sono controlli sull'uso di sostanze stimolanti e in definitiva chi non ne fa uso lo fa solamente per una sua moralità e perché ama lo sport semplice. L'ultima volta che ho sentito gli amici con cui correvo all'inizio, ho saputo che a uno dei due hanno riscontrato problemi cardiaci e ha dovuto smettere di fare sport".

 

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