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Quinto potere... ...tutto quanto fa TV! |
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JACCUSE
Sento il bisogno di lamentarmi di come certa televisione manipoli a suo uso e consumo il lavoro di grandi scrittori. Sto parlando dello sceneggiato di canale 5 NANà, tratto dallomonimo romanzo di Emile Zola, trasmesso martedì e mercoledì 3 gennaio. La mia cultura non è vasta, ma il romanzo in questione, a suo tempo, lo avevo letto. Forse è per questo che una scintilla di curiosità mi aveva spinto a leggere una recensione sullo sceneggiato ed a ritagliarmi, sia pur con fatica, il tempo per guardarlo. Il fatto che nei titoli di presentazione fosse dichiarato che la storia era liberamente tratta dal romanzo, non mi è sufficiente per perdonare colui, o coloro, che hanno trasformato il capolavoro di Zola in una specie di soap opera, melensa e strappalacrime. Sono rimasta molto delusa da ciò che ho visto, perché nella trasposizione televisiva non ritrovo niente di quella che era lidea dellautore. La storia, secondo la televisione, è quella di una bellissima donna, attrice di teatro, che vive liberamente la sua vita, soprattutto in amore,dando tutta se stessa, ma che, purtroppo, incappa in persone che approfittano di lei, che deve scontrarsi con la dura realtà della vita e della società in cui è inserita. Niente di più falso ! A mio parere, leggendo il romanzo, la donna Nanà è solo una sciocca, ingenua, attrice poco dotata, che scopre di avere un potere devastante sugli uomini e di questo ne approfitta a piene mani. Man mano che il romanzo si snoda, mi sembra di veder trasformare Nanà in una sorta di spirito maligno che contagia tutti gli uomini con cui viene a contatto. Guarda caso questi uomini rappresentano il potere e la nobiltà dellepoca, coloro che governano e comandano e che, una volta contagiati, si trasformano in persone abiette che discendono lentamente tutti i gradini della dignità umana, al solo scopo di ottenere i favori della donna. Nanà attraversa il racconto come una epidemia che tutto distrugge sul suo cammino, fino al gran finale dove, guarda caso, muore di vaiolo, decomposta ed irriconoscibile, come se , dopo aver infettato i potenti della sua epoca, solo in apparenza sani ed onesti, ritorni al suo stato primordiale di bubbone infettivo. In fondo Zola non è Nanà che vuole condannare, ma la società del suo tempo, dove la ricchezza era riposta nelle mani di pochi che potevano permettersi ogni sorta di capricci, senza aver meritato quello che possedevano. E questa società la distrugge attraverso Nanà che diventa la vendicatrice inconsapevole di coloro che dovevano lottare duramente in una vita di stenti. Il messaggio dello sceneggiato mi è sembrato troppo diverso e sono convinta che se Zola potesse vedere quello che ne è stato fatto della sua denuncia sociale, ne resterebbe deluso. Mi si permetta, dunque, questo sfogo con preghiera di non accontentarsi mai alle apparenze che la TV propone, ma di ricercare la verità andando sempre alla fonte di quello che si vede e si sente.
Mariella Tolo |
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EMILE ZOLA (1840/1902) Giornalista e scrittore, caposcuola del movimento del naturalismo. Creò una scuola di pensiero dove si rifiutava il romanticismo sentimentale ed eroico per esprimere una ricerca viva e genuina della realtà indagata con occhio scientifico. I suoi romanzi erano tutti incentrati sulla realtà sociale del tempo. Per difendere laccusato nellaffare Dreyfus scrisse una celebre lettera aperta al Presidente della Repubblica. Pubblicata su di un giornale col titolo Jaccusesi vide costretto a scontare un anno di carcere ed un breve esilio. |
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