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Questa seconda edizione de "LOSSERVATORE" assume
un aspetto già diverso dal precedente: dopo l'introduzione,
peraltro di rodaggio, della prima stampa, si approda ora ad una
forma più consona e strutturata. In seguito alla sorpresa
nel vedere un tale interesse verso questo giornale, e dopo avere
ricevuto critiche, anche negative, lettere e osservazioni, incitamenti
e inviti a non desistere, abbiamo deciso con molta contentezza
di proseguire l'obiettivo. Per questo ora appariranno spazi ben
predisposti per accogliere le lettere, gli articoletti e le poesie
degli interessati. Ricordiamo che "Losservatore" non
è un periodico, bensì una stampa che viene pubblicata
senza scadenze, indipendente da schieramenti politici o quant'altro
d'affine, che ha come obiettivo, creare un pretesto, un campo
d'opinione e dibattito, uno spazio soprattutto ai giovani del
territorio per la riscoperta di noi stessi nel nostro mondo senza
per forza dover scendere a compromessi con le varie istituzioni
o figure. Il desiderio più nutrito è quello di
raggiungere una sorta di utenza "popolare giovanile",
che voglia usare anche questo canale per comunicare. Un canale
libero e indiscreto, corretto e dalla parte di chi lo nutre.
Tutti potranno avere la possibilità di parlare con questo
foglio senza spendere una lira, senza vincoli (se non quelli
del buon senso editoriale, comunque libero), senza la soggezione
che il nostro stile di vivere, mette nell'animo di chi vorrebbe
parlare!
ECCOVI LE VISCERE!!
ECCO IL VOSTRO PANE!
REDAZIONE: Guido Bianchini - Marco Bolla RIFLESSIONI di G. Bianchini
Il sistema del profitto, della prestazione competitiva ad ogni
costo, ci vuole estremamente attenti, pronti a scattare nel momento
del richiamo, come cani addestrati al suono del fischietto. L'inganno
della globalizzazione e del villaggio globale abbaglia le persone
che si sentono di possedere il mondo con un computer, con un
telefonino acceso e pronto a "relazionare" con solo
chi altro possiede un simile apparecchio. Abbiamo la sensazione
di poter manipolare gli eventi diventando subordinati delle macchine
che noi stessi costruiamo. Una volta capito il tramare infimo
che spesso ci devia e condiziona a livello inconscio, il desiderio
di scrollarsi le spalle e lasciare cadere tutti questi avvoltoi,
è molto grande. Per fare ciò, non serve che il
raggiungimento di una consapevolezza e di una ragione che non
è dispensata dal sistema, ma che si sviluppa e si fa coscienza
del singolo individuo che compone il singolo branco, non una
massa plasmabile, amorfa e passiva. Il bisogno attuale di conoscere
le nostre radici e la nostra terra, non è un segno di
chiusura verso il resto come molti si ostinano a sostenere, bensì
è la riprova che le persone vogliono conoscere meglio
sé stesse, sia attraverso la propria storia che socializzando
in modo "paesano" e tradizionale, attraverso il contatto
umano. Solo in questo modo si può auspicare un futuro
di libertà nel quale la conoscenza del mondo parte da
ogni singolo individuo costituente un gruppo, e dal mondo stesso.
In altre parole conoscere la propria cultura, la propria storia
e le proprie radici, significa concedersi la possibilità
di una apertura verso il mondo dell'uomo che è sempre
più variegato, multietnico e problematico.
QUELLO CHE ABBIAMO di M.Bolla
Ho letto ne "L'Arena" che, secondo un'indagine del
Censis Servizi Spa del 1999, il 46,8 % dei veronesi possiede
un telefono cellulare: questo è un numero molto alto se
si tiene conto che la media nazionale è del 39 %. Praticamente
lo usa un veronese su due! Dato che frequento l'università,
per guadagnarmi qualcosa, lavoro come cameriere in un ristorante,
e posso confermare questo incredibile dato: almeno la metà
di quelli che vengono nell'ambiente, una volta arrivati, sfilano,
alla pari d'un coltello, il loro irriducibile cellulare e lo
appoggiano con caparbia leggerezza e gran stile sul tavolo, come
se fosse una reliquia degna d'ogni sorta di venerazione, una
fonte di sicurezza in un mondo dominato dall'incertezza e dalla
perdizione. E, dopo un po', il telefonino suona, suona sempre.
E tutti parlano, conversano, discutono, non c'è mai un
attimo di tregua, nemmeno in bagno. Poi, ciò che mi dà
fastidio, è che quando vado a prendere un'ordinazione
o a chiedere al cliente se gradisce un caffè, c'è
sempre qualcuno, nel tavolo, che telefona e devo attendere e
passare più tardi, in quanto il signore deve prima terminare
la sua importante telefonata. Perfino i bambini sono stati contagiati
da questo sacro oggetto. Siccome abito vicino a una scuola media,
li vedo quando, finite le lezioni, schiamazzano mentre escono.
Ho notato che alcuni ce l'hanno già, e non riesco a capire
con chi cavolo debbano parlare a quell'ora, ma soprattutto a
quell'età. Poi, appena i ragazzini escono dal cortile,
è già pronta una caterva di mamme, dotate di automobile,
che aspettano di riportarli a casa. Quello che mi fa sorridere
è che vanno a prendere i figli, con la macchina, anche
mamme che abitano a tre, quattrocento metri dalla scuola! Forse
le nuove generazioni non hanno più fiato per camminare,
o abbiamo così tanto d'aver perso il senso del ridicolo?
Intorno a me vedo una società che si circonda di un mucchio
di cose inutili. Tanta gente lo fa non perché ne ha realmente
bisogno, ma per far vedere agli altri quanto possiede. Sembra
che il "vivere bene" non sia più essenziale
per noi stessi, ma indispensabile davanti agli altri. Secondo
me, la soddisfazione illimitata di tutti i nostri desideri non
è la strada per raggiungere la felicità. Quest'ultima
è soltanto un'illusione, pochi però vogliono esserne
consapevoli e aprire gli occhi di fronte alla vera realtà.
La gente finge e cerca nella soddisfazione continua ed ossessionante
dei desideri il massimo del piacere. Vivere con questa finzione
è molto pericoloso. Infatti, gli uomini spesso provocano
ad altri uomini ingiustizie per soddisfare la propria bramosia,
dovuta a valori sbagliati, o comunque troppo considerati, quali
i soldi, il successo. Se, come affermava il Leopardi, tra noi
creassimo una rete di solidarietà per alleviare la nostra
misera condizione, sicuramente vivremmo meglio. Però,
per farlo, bisogna avere il coraggio di rinunciare, almeno in
parte, a tutti quei desideri che secondo la massa portano all'immaginario
"vivere bene", mentre per me portano soltanto ad un
vuoto interiore.
Per restare in tema voglio ora riportare la prima strofa di una,
a mio giudizio, bellissima canzone di un noto rapper di Città
di Castello (PE), Frankie hi-nrg, che esprime molto bene quello
che noi siamo, anzi, che abbiamo.
QUELLI CHE BENPENSANO
Sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi a
far promesse senza mantenerle mai se non per calcolo, il fine
è solo l'utile, il mezzo ogni possibile, la posta in gioco
è massima, l'imperativo è vincere - e non far partecipare
nessun altro - nella logica del gioco la sola regola è
esser scaltro: niente scrupoli o rispetto verso i propri simili
perché gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili.
Sono tanti, arroganti coi più deboli, zerbini coi potenti,
sono replicanti, sono tutti identici, guardali: stanno dietro
maschere e non li puoi distinguere. Come lucertole s'arrampicano,
e se poi perdon la coda la ricomprano. Fanno quel che vogliono
si sappia in giro fanno: spendono, spandono e sono quel che hanno
RIT. Sono intorno a me ma non parlano con me
Sono come
me ma si sentono meglio
(
)
Tratto dal cd "La morte dei miracoli" - 1997
LA GINESTRA O IL FIORE DEL DESERTO - Parte 3° strofa
(
) Nobil natura è quella/che a sollevar s'ardisce/gli
occhi mortali incontra/al comun fato, e che con franca lingua,/nulla
al ver detraendo,/confessa il mal che ci fu dato in sorte,/e
il basso stato e frale;/quella che grande e forte/mostra se nel
soffrir, né gli odii e l'ire/fraterne, ancor più
gravi/d'ogni altro danno, accresce/alle miserie sue, l'uomo incolpando/del
suo dolor, ma dà la colpa a quella/che veramente è
rea, che de' mortali/madre è di parto e di voler matrigna./Costei
chiama inimica; e incontro a questa/congiunta esser pensando,/siccome
è il vero, ed ordinata in pria/l'umana compagnia,/tutti
fra se confederati estima/gli uomini, e tutti abbraccia/ con
vero amor, porgendo/valida e pronta ed aspettando aita/negli
alterni perigli e nelle angosce/ della guerra comune. (
)
Tratto dai Canti, edizione postuma del 1845 di G. Leopardi
GAY PRIDE, LA SCONFITTA DEL CONSERVATORISMO di D. Dal Zovo
L'orgoglio di essere omosessuali
che frase destabilizzante,
attacca i buoni valori cristiani! E' impensabile 500.000 froci
liberi per Roma, dove sta finendo il mondo? Perché non
si fa nulla? Lo stato dovrebbe togliere il diritto costituzionale
di manifestare le proprie idee, o comunque impedirgli di avvicinarsi
ai nostri simboli nazionali quali il Colosseo ed il Vaticano.
Sono una vergogna e soprattutto dei malati, e come ogni malato
dovrebbero essere chiusi dentro ad un ospedale e non liberi per
le strade! E poi che oltraggio peccaminoso e blasfemo: proprio
quest'anno, l'anno del Giubileo della fratellanza. Certo sono
intollerabili queste cose i froci dovrebbero stare in carcere,
almeno il SANTO PADRE poteva assegnare un giorno anche a loro
e concedergli una messa. Sta di fatto però che le persone
che la pensano così hanno irrimediabilmente perso. La
Chiesa a fronte di questo scossone ha mostrato tutta la sua frammentarietà
ed incoerenza di chi parla bene e razzola male. Abbiamo visto
preti in prima linea con gli omosessuali a chiedere perdono per
le colpe commesse in passato con le persecuzioni, ed altri preti
offesi da questa rivolta. Purtroppo per i benpensanti l'orgoglio
omosessuale ha vinto, hanno segnato il punto del non ritorno.
Invano gli alti vertici del Vaticano hanno inveito contro quella
parte della Chiesa che si è associata al demonio, giustificandosi
con le loro gerarchie, con chi ha la legittimità a parlare
e chi rimane invece solo un plebeo del Vaticano. Non era forse
Gesù che sosteneva che siamo tutti fratelli? E non era
forse lui che stava con le prostitute e per questo veniva giudicato
come loro ossia peccatore? Gli omosessuali sono persone perfettamente
normali con dei gusti sessuali diversi da quelli delle persone
eterosessuali, sanno odiare, amare, gioire, soffrire, proprio
come tutti, strano vero? Cominciate a guardarvi attorno signori,
forse la vostra vicina è gay o magari il vostro panettiere
di fiducia è omosessuale. Ho amici gay che sono imprenditori,
marescialli dell'esercito, studenti, operai e che in pubblico
si fingono eterosessuali mentre nella sofferenza della vita privata
possono parlare liberamente con tre o quattro amici. Un altro
mio amico di 38 anni a condurre questa vita ha ceduto, ed ora
è da un anno che continua dentro e fuori da ospedali psichiatrici.
Questa sofferenza l'avete provocata voi e la vostra intolleranza.
Domani mattina quando uscirete di casa o quando sarete sul posto
di lavoro, state molto attenti
anche la vostra collega
Laura potrebbe essere lesbica e soffrire per questo.
JDUERF@hotmail.com
INDIRIZZI: GUIBIAN@hotmail.com
LOSSERVATORE via G. Pascoli
24, 37032 Monteforte VR |