LOSSERVATORE

 Prospettive umane

 Del 5 giugno 2000 - Pubblicazione indipendente - tiratura in proprio

 (…) specialmente molti artisti appartengono a questa categoria. Costoro hanno in sé due anime, hanno un lato divino e uno diabolico (…). E questi uomini la cui vita è molto irrequieta hanno talvolta nei rari momenti di felicità sentimenti così profondi e belli, la schiuma della beatitudine momentanea spruzza così alta e abbagliante sopra il mare del loro dolore, che quel breve baleno di felicità s'irradia anche su altri e li affascina. Così nascono, preziosa e fugace schiuma di felicità sopra il mare della sofferenza, tutte le opere d'arte nelle quali un uomo che soffre si innalza per un momento tanto al di sopra del proprio destino che la sua felicità brilla come un astro (…) sono quelle anime che non considerano scopo della vita il perfezionamento di se stesse, bensì il dissolvimento, il ritorno alla Madre, il ritorno a Dio, il ritorno al Tutto. (…) Come ogni forza può diventare una debolezza, così viceversa il suicida tipico può fare della sua debolezza apparente molte volte una forza e un sostegno (…) .

tratto da "Il lupo della steppa", H. Hesse 1927

 Editoriale di M. Bolla
 MYSIA  di G. Bianchini
 senza titolo di G. Bianchini
 GENERAZIONE MALATA ?! di M. Bolla
 IO CREDO NELLA MUSICA di M. Bolla
 da "Storia di una vita normale" di G. Bianchini
CHI HA COSA  di G. Bianchini
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 EDITORIALE

Cos'è questo "Losservatore "?
E' un foglio di stampa rivolto soprattutto ai giovani che si pubblicherà ogni qual tanto.
Perché questo nome ?
Innanzitutto perché esso osserva la realtà e può quindi contenervi di tutto , poesie , racconti , notizie , critiche , dibattiti ; l'importante è conoscere , capire e confrontarsi al fine di migliorare se stessi e , perché no , il posto nel quale viviamo .
Il nome è stato ripreso da un giornale , già brevemente esistito nel passato , "L'osservatore veneto", che fu fondato da Gasparo Gozzi , letterato veneziano del settecento , assieme ad una società di commercianti col proposito di fornire notizie di comune utilità , alla fine però il tutto si rivelò una palestra di discussione sui temi più disparati : dal costume , alla morale , alla cultura . Ecco , questo è quello che anche noi ci proponiamo anche se per ora solo a livello paesano o poco più.
Se poi il nostro giornale risulterà così noioso che nessuno più vorrà leggerlo , beh , allora ci fermeremo , ma con la soddisfazione , almeno , di averci provato .
Perciò inviate senza esitazioni presso il nostro indirizzo tutto quello che sentite , che provate dentro e che volete far sapere , date il vostro contributo culturale per risollevare i nostri stanchi animi avidi di vigor e conoscenza , giustizia e rinnovamento , per dimostrare che nel nostro territorio non ci sono solo lavoro , impegno e soldi , ma anche fantasia , creatività e consapevolezza di ciò che ci circonda : insomma , cultura , con la "C" maiuscola. E questa non deve avere confini , ma essere aperta a tutti , e deve potersi esprimere liberamente senza limiti di nessun tipo se non quelli del rispetto reciproco .

M. Bolla

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  MYSIA

Crollano nel cuore
macerie che chiudono
piano
ogni passo alla luce

e come danzando
un volteggiare di sensazioni
esce dalle mie rovine e
piano
mi abbandona vuoto

ogni giorno cedo
da queste macerie
un po' del mio vento che
piano
sgonfia ogni tormento
e posso solo pregare
ancora
questo calore
ch'anch'esso
piano
mi lascia gelare

senza titolo

Se mai Dio, il dono della vita
ridarmi volesse
io dal tuo ventre
rinascere vorrei
quante virtù possiedi?
Proprio l'eterna grazia
di un prezioso risplendere
che d'ogni tuo bagliore
è per me il respiro
il batticuore
e il suo riverbero
tra le mie ossa gelanti

tuttavia quando mi guardi
con gli occhi di Dio
a cogliere non riesci
anche un solo brandello
del male
che so nutrire

inespugnabile
in una rocca di pietra nuda
ho fatto prigione
e ho lasciato che il cuore
incarnasse
muto
il livido sul volto
delle lacrime d'ogni pianto

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 GENERAZIONE MALATA ?!

di Marco Bolla (tratto da "Dall'estate all'inverno")

Siamo la generazione malata
di noia, indifferente della scuola,
scevra d'ideali, d'oro braccata,
con pensiero fermo che più non vola.

Siamo gli anticristi, i nemici di Dio,
i velocisti del sabato sera
che s'uccidono senza cura nel rio,
i servi della notte che s'annera.

Siamo la crisi ch'incute paura,
gli anarchici, i verdi, i rossi e i neri,
i fatui uccelli di malaventura
resi paghi nei loro desideri.

Siamo la generazione malata
figlia d'un tempo che ci è ostile,
rea d'essere nata in questa vallata
da padri sventati d'animo vile. 14/7/1998

Qui v'è tutto quello che gli altri pensano della mia generazione malata; io non credo che proprio tutta sia tale e comunque la colpa è loro, degli "altri", ovvero di quelli che la vallata l'hanno concepita e costruita, dimenticando il passato, e senza pensare al futuro.
Forza, dimostriamo ai "padri sventati" che il nostro pensiero non è fermo, ma vola, in alto, sempre più in alto, si muove, vuole esprimersi…, non s'accontenta di ciò che vede, e vuole buttare fuori tutte quelle idee e quei sentimenti che vorrebbero, ma non riescono ad uscire.

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  IO CREDO NELLA MUSICA

IO CREDO NELLA MUSICA. E siccome spero nella giustizia, nel rispetto reciproco e in un futuro migliore, non posso fare a meno di credere nella musica. La musica è di tutti e per tutti; è divertimento, ma anche una forma d'arte che fa parte della cultura di molti giovani. La musica è l'espressione più immediata dei nostri sentimenti e stati d'animo, e se ben fatta, ti aiuta a sopravvivere in un mondo dominato dal denaro e dall'ipocrisia. La musica deve contrastare tutto questo, deve saper comunicare e dare messaggi che scuotino le coscienze delle persone: solo allora è veramente tale. Se essa è solo fine a se stessa, e non fa provare nessun sentimento o passione, è semplicemente vuota e senza senso: la vera musica comunica e ti dà una grande forza interiore, indipendentemente dal fatto che ci siano o no le parole. Allora, ricapitolando, la musica è divertimento, quella vera comunica; insomma, assolutamente non si può negarlo, come dicevo prima, è arte; anzi, di più, è un'arte che unisce. Sì, LA MUSICA UNISCE! Per questo il potere tende ad ostacolarne lo sviluppo e la sua crescita. Se le persone si uniscono, le persone parlano, se le persone parlano, le persone capiscono e se le persone capiscono, vogliono cambiare lo stato delle cose. Ed è per questo che fa paura. Essa non conosce frontiere e né divisioni; mette insieme tutti, senza distinzione di provenienza o religione. Io ho rispetto di tutta la vera musica, sia essa rock, heavy metal, punk, rap, soul o leggera, l'importante è che lanci dei messaggi che colpiscano dritti al cuore. Anche ai testi musicali sarebbe bello dare il giusto spazio per approfondire eventuali tematiche. M.Bolla

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  da "Storia di una vita normale"

Era giunto il momento di una nuova infusione. Il caldo angosciato rimbalzava estroso nella stanza devota, ormai da tempo immemore, a quella dannata e nello stesso tempo tenera cerimonia.
La luce blanda grazie alle tendine giallognole, la dimensione spaziale già così alterata… mi sedetti sulla poltrona verde della sala e dissi una preghiera. Joe sarebbe arrivato tra almeno un'ora e io avevo tutto il tempo… tutta la vita.
Mi avrebbe portata verso la collina, dove era solito farmi trascorrere le domeniche pomeriggio di primavera.
Mi raccolsi un momento, recitai una preghiera a Dio, perché mi stesse vicino anche in questo giro.
Presi l'astuccio argentato, lo tenni stretto per un momento e poi lo aprii.
Mi cadde il laccio come se volesse rifiutare il mio tremendo grido di aiuto, come se la sua esile struttura potesse pretendere di opporsi al volere del suo tremendo padrone.
Lo raccolsi furtiva e lo schiacciai sotto la coscia.
Morsi la bustina e con una freddezza morbosa caricai il cucchiaino che tenevo con la sinistra. Tutto mi sorrideva pacifico e tranquillo: aprii lo zippo e lo accesi, portai la sua fiamma fumosa sotto il cucchiaio.
Attesi come una madre premurosa.
Un istante e scappucciai la siringa, la fissai nel suo inturgidirsi come fosse viva.
In un batter di ciglia la rividi pronta a nutrirmi, e così la posi sul tavolino di cristallo davanti alla poltrona. La sentivo chiamare fortissima.
Alzai la manica della camicia e tirai il laccio… lo fissai e automatica si sollevò la tanto aspettata vena. La fissai serenamente impugnando la spada tanto eroica quanto divinamente diabolica.
Con un rapido gemito le feci baciare la carne, il sangue… le ritrassi lievemente lo stantuffo e guardai una nuvola di sangue perdersi diffondendo nel nettare dentro il cilindro.
Poi pianissimamente spinsi dentro ogni molecola, seguendo il battito del cuore dentro il petto, mi augurai di ritornare presto anche stavolta, piansi, mi tolsi l'ago e il laccio.
Mi lasciai poggiare sulla poltrona e alzai gli occhi al cielo e mi parve di vedere un angelo piangere con me.
Piansi ancora e ancora e ancora fino a sentirmi strappare da dentro come un figlio dal ventre, sentii un'altra voce urlare, che non era la mia.
Avevo Dio davanti agli occhi e piansi tanto da bagnargli quella cotta d'oro.
Mio Dio perdonami.

Tratto da "Storia di una vita normale" di G. Bianchini

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 CHI HA COSA

Qual è la terra che abbiamo deciso di popolare?
O forse sarebbe meglio dire che ci siamo trovati a popolare, ma dato che, come è ben noto, l'uomo è libero nel suo arbitrare gli eventi che direttamente lo riguardano, è anche la causa del mondo e non un semplice effetto, frutto delle circostanze.
E' questo il nostro vivere?
Il ricco Nordest, tanto acclamato e desiderato, tanto rigoglioso di risorse invidiabili. Farcito di braccia e menti lavoratrici, tutti sorridenti e grati, con il portafoglio gonfio e la moneta sonante che cade al terreno verde e vitale. Una terra di onesti e devoti uomini. E tutto si amplifica con una scintilla, al mondo intero.
Ma di chi è allora questa terra? Di chi appartiene il mondo che si nutre di sé stesso?!
Per me appartiene al sorriso di un bimbo, agli occhi preoccupati di una madre pensierosa, al suo piccolo essere umano che nasce e inizia un pianto. Noi possediamo miriadi di cose, ma cosa possediamo in realtà? Forse nemmeno il nostro vivere! Tanto che spesso ci scopriamo assemblati di tanti piccoli modelli creati in serie e combinati con fantasia. Il mondo non è di chi ha i soldi! Non è di chi sa possedere e comandare! Non è questa la vita che vorrei, non è così che sceglierei di vivere! Il mondo è dei giovani, dei bambini che non usano le parole e non conoscono la violenza. Il mondo è come lo vorremo noi e questo suona come un sano inno di ribellione. Basta con la pacata vita del divertimento di massa! E' ora di riaffermare la nostra presenza di peso, giovani che conquistano la terra che calpestano, per i propri figli per un ideale di semplice giustizia e pace che spesso è svilito a utopia da chi ha l'interesse nel tarpare le ali a una speranza che non può morire così inutilmente. Voglio una società che vive e che faccia battere un cuore! Vorrei gridare per quanti non possono farlo e dare voce alla mia generazione alla quale mai come in questo momento, mi sono sentito così incarnato.

G.Bianchini

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