|
EDITORIALE
Cos'è questo "Losservatore
"?
E' un foglio di stampa rivolto soprattutto ai giovani che si
pubblicherà ogni qual tanto.
Perché questo nome ?
Innanzitutto perché esso osserva la realtà e può
quindi contenervi di tutto , poesie , racconti , notizie , critiche
, dibattiti ; l'importante è conoscere , capire e confrontarsi
al fine di migliorare se stessi e , perché no , il posto
nel quale viviamo .
Il nome è stato ripreso da un giornale , già brevemente
esistito nel passato , "L'osservatore veneto", che
fu fondato da Gasparo Gozzi , letterato veneziano del settecento
, assieme ad una società di commercianti col proposito
di fornire notizie di comune utilità , alla fine però
il tutto si rivelò una palestra di discussione sui temi
più disparati : dal costume , alla morale , alla cultura
. Ecco , questo è quello che anche noi ci proponiamo anche
se per ora solo a livello paesano o poco più.
Se poi il nostro giornale risulterà così noioso
che nessuno più vorrà leggerlo , beh , allora ci
fermeremo , ma con la soddisfazione , almeno , di averci provato
.
Perciò inviate senza esitazioni presso il nostro indirizzo
tutto quello che sentite , che provate dentro e che volete far
sapere , date il vostro contributo culturale per risollevare
i nostri stanchi animi avidi di vigor e conoscenza , giustizia
e rinnovamento , per dimostrare che nel nostro territorio non
ci sono solo lavoro , impegno e soldi , ma anche fantasia , creatività
e consapevolezza di ciò che ci circonda : insomma , cultura
, con la "C" maiuscola. E questa non deve avere confini
, ma essere aperta a tutti , e deve potersi esprimere liberamente
senza limiti di nessun tipo se non quelli del rispetto reciproco
.
M. Bolla
inizio
|
|
|
MYSIA
Crollano nel cuore
macerie che chiudono
piano
ogni passo alla luce
e come danzando
un volteggiare di sensazioni
esce dalle mie rovine e
piano
mi abbandona vuoto
ogni giorno cedo
da queste macerie
un po' del mio vento che
piano
sgonfia ogni tormento
e posso solo pregare
ancora
questo calore
ch'anch'esso
piano
mi lascia gelare |
senza titolo
Se mai Dio, il dono della vita
ridarmi volesse
io dal tuo ventre
rinascere vorrei
quante virtù possiedi?
Proprio l'eterna grazia
di un prezioso risplendere
che d'ogni tuo bagliore
è per me il respiro
il batticuore
e il suo riverbero
tra le mie ossa gelanti
tuttavia quando mi guardi
con gli occhi di Dio
a cogliere non riesci
anche un solo brandello
del male
che so nutrire
inespugnabile
in una rocca di pietra nuda
ho fatto prigione
e ho lasciato che il cuore
incarnasse
muto
il livido sul volto
delle lacrime d'ogni pianto |
inizio
|
|
GENERAZIONE MALATA ?!
di Marco Bolla (tratto da "Dall'estate all'inverno")
Siamo la generazione malata
di noia, indifferente della scuola,
scevra d'ideali, d'oro braccata,
con pensiero fermo che più non vola.
Siamo gli anticristi, i nemici di Dio,
i velocisti del sabato sera
che s'uccidono senza cura nel rio,
i servi della notte che s'annera.
Siamo la crisi ch'incute paura,
gli anarchici, i verdi, i rossi e i neri,
i fatui uccelli di malaventura
resi paghi nei loro desideri.
Siamo la generazione malata
figlia d'un tempo che ci è ostile,
rea d'essere nata in questa vallata
da padri sventati d'animo vile. 14/7/1998
Qui v'è tutto quello che gli altri pensano della mia
generazione malata; io non credo che proprio tutta sia tale e
comunque la colpa è loro, degli "altri", ovvero
di quelli che la vallata l'hanno concepita e costruita, dimenticando
il passato, e senza pensare al futuro.
Forza, dimostriamo ai "padri sventati" che il nostro
pensiero non è fermo, ma vola, in alto, sempre più
in alto, si muove, vuole esprimersi
, non s'accontenta di
ciò che vede, e vuole buttare fuori tutte quelle idee
e quei sentimenti che vorrebbero, ma non riescono ad uscire.
inizio
|
|
IO CREDO NELLA MUSICA
IO CREDO NELLA MUSICA. E siccome spero nella giustizia,
nel rispetto reciproco e in un futuro migliore, non posso fare
a meno di credere nella musica. La musica è di tutti e
per tutti; è divertimento, ma anche una forma d'arte che
fa parte della cultura di molti giovani. La musica è l'espressione
più immediata dei nostri sentimenti e stati d'animo, e
se ben fatta, ti aiuta a sopravvivere in un mondo dominato dal
denaro e dall'ipocrisia. La musica deve contrastare tutto questo,
deve saper comunicare e dare messaggi che scuotino le coscienze
delle persone: solo allora è veramente tale. Se essa è
solo fine a se stessa, e non fa provare nessun sentimento o passione,
è semplicemente vuota e senza senso: la vera musica comunica
e ti dà una grande forza interiore, indipendentemente
dal fatto che ci siano o no le parole. Allora, ricapitolando,
la musica è divertimento, quella vera comunica; insomma,
assolutamente non si può negarlo, come dicevo prima, è
arte; anzi, di più, è un'arte che unisce. Sì,
LA MUSICA UNISCE! Per questo il potere tende ad ostacolarne lo
sviluppo e la sua crescita. Se le persone si uniscono, le persone
parlano, se le persone parlano, le persone capiscono e se le
persone capiscono, vogliono cambiare lo stato delle cose. Ed
è per questo che fa paura. Essa non conosce frontiere
e né divisioni; mette insieme tutti, senza distinzione
di provenienza o religione. Io ho rispetto di tutta la vera musica,
sia essa rock, heavy metal, punk, rap, soul o leggera, l'importante
è che lanci dei messaggi che colpiscano dritti al cuore.
Anche ai testi musicali sarebbe bello dare il giusto spazio per
approfondire eventuali tematiche. M.Bolla
inizio
|
|
da "Storia di una vita normale"
Era giunto il momento di una nuova infusione. Il caldo angosciato
rimbalzava estroso nella stanza devota, ormai da tempo immemore,
a quella dannata e nello stesso tempo tenera cerimonia.
La luce blanda grazie alle tendine giallognole, la dimensione
spaziale già così alterata
mi sedetti sulla
poltrona verde della sala e dissi una preghiera. Joe sarebbe
arrivato tra almeno un'ora e io avevo tutto il tempo
tutta
la vita.
Mi avrebbe portata verso la collina, dove era solito farmi trascorrere
le domeniche pomeriggio di primavera.
Mi raccolsi un momento, recitai una preghiera a Dio, perché
mi stesse vicino anche in questo giro.
Presi l'astuccio argentato, lo tenni stretto per un momento e
poi lo aprii.
Mi cadde il laccio come se volesse rifiutare il mio tremendo
grido di aiuto, come se la sua esile struttura potesse pretendere
di opporsi al volere del suo tremendo padrone.
Lo raccolsi furtiva e lo schiacciai sotto la coscia.
Morsi la bustina e con una freddezza morbosa caricai il cucchiaino
che tenevo con la sinistra. Tutto mi sorrideva pacifico e tranquillo:
aprii lo zippo e lo accesi, portai la sua fiamma fumosa sotto
il cucchiaio.
Attesi come una madre premurosa.
Un istante e scappucciai la siringa, la fissai nel suo inturgidirsi
come fosse viva.
In un batter di ciglia la rividi pronta a nutrirmi, e così
la posi sul tavolino di cristallo davanti alla poltrona. La sentivo
chiamare fortissima.
Alzai la manica della camicia e tirai il laccio
lo fissai
e automatica si sollevò la tanto aspettata vena. La fissai
serenamente impugnando la spada tanto eroica quanto divinamente
diabolica.
Con un rapido gemito le feci baciare la carne, il sangue
le ritrassi lievemente lo stantuffo e guardai una nuvola di sangue
perdersi diffondendo nel nettare dentro il cilindro.
Poi pianissimamente spinsi dentro ogni molecola, seguendo il
battito del cuore dentro il petto, mi augurai di ritornare presto
anche stavolta, piansi, mi tolsi l'ago e il laccio.
Mi lasciai poggiare sulla poltrona e alzai gli occhi al cielo
e mi parve di vedere un angelo piangere con me.
Piansi ancora e ancora e ancora fino a sentirmi strappare da
dentro come un figlio dal ventre, sentii un'altra voce urlare,
che non era la mia.
Avevo Dio davanti agli occhi e piansi tanto da bagnargli quella
cotta d'oro.
Mio Dio perdonami.
Tratto da "Storia di una vita normale"
di G. Bianchini
inizio
|
|
CHI HA COSA
Qual è la terra che abbiamo deciso
di popolare?
O forse sarebbe meglio dire che ci siamo trovati a popolare,
ma dato che, come è ben noto, l'uomo è libero nel
suo arbitrare gli eventi che direttamente lo riguardano, è
anche la causa del mondo e non un semplice effetto, frutto delle
circostanze.
E' questo il nostro vivere?
Il ricco Nordest, tanto acclamato e desiderato, tanto rigoglioso
di risorse invidiabili. Farcito di braccia e menti lavoratrici,
tutti sorridenti e grati, con il portafoglio gonfio e la moneta
sonante che cade al terreno verde e vitale. Una terra di onesti
e devoti uomini. E tutto si amplifica con una scintilla, al mondo
intero.
Ma di chi è allora questa terra? Di chi appartiene il
mondo che si nutre di sé stesso?!
Per me appartiene al sorriso di un bimbo, agli occhi preoccupati
di una madre pensierosa, al suo piccolo essere umano che nasce
e inizia un pianto. Noi possediamo miriadi di cose, ma cosa possediamo
in realtà? Forse nemmeno il nostro vivere! Tanto che spesso
ci scopriamo assemblati di tanti piccoli modelli creati in serie
e combinati con fantasia. Il mondo non è di chi ha i soldi!
Non è di chi sa possedere e comandare! Non è questa
la vita che vorrei, non è così che sceglierei di
vivere! Il mondo è dei giovani, dei bambini che non usano
le parole e non conoscono la violenza. Il mondo è come
lo vorremo noi e questo suona come un sano inno di ribellione.
Basta con la pacata vita del divertimento di massa! E' ora di
riaffermare la nostra presenza di peso, giovani che conquistano
la terra che calpestano, per i propri figli per un ideale di
semplice giustizia e pace che spesso è svilito a utopia
da chi ha l'interesse nel tarpare le ali a una speranza che non
può morire così inutilmente. Voglio una società
che vive e che faccia battere un cuore! Vorrei gridare per quanti
non possono farlo e dare voce alla mia generazione alla quale
mai come in questo momento, mi sono sentito così incarnato.
G.Bianchini
inizio
|
|
Home Page |
|
|
|
|