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Caro Presidente George W.
Bush,
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"Quando guardo i miei bambini e sento le testimonianze di chi a New York ha perso marito, moglie, figli, partner , mi sento il cuore gonfio di tristezza, di amarezza; e so che chiunque sia padre o madre, non può non immedesimarsi in questa tragedia. Mi domando chi colmerà tanto dolore, che cosa renderà la serenità e la pace del cuore a tanti disgraziati.E apprezzo tutti gli attestati di solidarietà al dolore dellAmerica. Penso però che il dolore non abbia colore, non abbia partito, non abbia una misura o residenza fissa. Credo che ogni dolore, che ogni uomo che soffre, che sia ripreso o no dalle telecamere, che sia africano o italiano che sia talebano o americano, sia degno della nostra solidarietà. Eppure quando vediamo le madri africane con le mammelle aride e figli con il ventre gonfio, ci sentiamo il cuore a pezzi, ma non tingiamo la Ferrari a lutto e non fermiamo il mondo. Perché il dorore dei nostri fratelli ricchi è più importante di quello dei nostri fratelli poveri? Perché ci sconvolge la follia dei talebani e non la nostra, che lascia morire ogni giorno migliaia di bambini di fame e stenti? Raul Follerau diceva che con il costo di un solo bombardiere si sarebbe potuto debellare la lebbra dalla faccia della terra. Perché non labbiamo fatto? Perché il dolore degli altri non ci colpisce mai come il dolore dei nostri? Perché, soprattutto, pensiamo che bombardare altre mamme o papà o bimbi, possa placare il nostro dolore o possa sanare questa tragedia?Credo che ci dovremmo impegnare a risolvere le cause del dolore e non a causarne ancora. Forse quei pazzi che hanno pilotato quegli aerei volevano punire chi aveva causato la morte dei loro figli proprio come la Nato sta per fare con loro. Chi è più pazzo: chi arresta questa spirale o chi la fa continuare?" |
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