COMUNICATO STAMPA
DI

NANDO DALLA CHIESA

 

 

Non c'è più Saveria Antiochia, nonna del movimento antimafia

Si è spenta oggi a Roma all'età di 79 anni Saveria Antiochia, per 15
anni nonna affettuosa e ben voluta di tutto il movimento antimafia.
Il suo nome si lega a quello del giovane agente di polizia Roberto
Antiochia, il quale venne ucciso con il commissario Ninni Cassarà
nell'agosto del 1985 a Palermo, dove era tornato volontario dalle ferie
dopo l'assassinio del commissario Montana, avvenuto una settimana prima.

Da quel momento Saveria Antiochia, vedova e madre di altri due figli, ha

combattuto una lunga e difficilissima battaglia per la verità su quel
delitto, battendosi non solo per l'affermazione della giustizia nelle
aule giudiziarie ma anche per denunciare le complicità tra mafia e
istituzioni, da quelle investigative a quelle politiche.
Amata per la sua grande pulizia morale e per la sua capacità di
sacrificarsi per la riuscita di ogni manifestazione antimafia nelle
tante regioni in cui veniva invitata, ha rappresentato dal 1985 allo
scorso anno un punto di riferimento inesauribile a dispetto dell'età e
dei primi segni del male che la aggrediva.
Al suo pellegrinaggio instancabile per scuole, parrocchie e biblioteche
si è accompagnato l'impegno più diretto in associazioni e
organizzazioni.
A Milano fu nel 1985 tra i soci fondatori del circolo Società civile
(unico socio non milanese per il quale il circolo fece eccezione), di
cui è stata tra i più fedeli e generosi interpreti.
Protagonista di molte campagne di opinione anche con l'associazione
Libera e collaboratrice del Coordinamento antimafia di Palermo, non
mancò mai negli ultimi anni di far sentire la sua voce di pungolo presso

gli esponenti parlamentari che riteneva più impegnati sul fronte della
lotta alla mafia.
L'Italia conobbe per la prima volta la qualità della persona quando
nell'estate del 1985 scrisse una lettera dura ed emozionante pubblicata
in prima pagina da Repubblica, indirizzata all'allora ministro
dell'Interno Oscar Luigi Scalfaro. Molti dissero che si trattava di una
strumentalizzazione e lo argomentarono sostenendo che era impossibile
che la madre di un agente di polizia scrivesse in un italiano così
corretto. Ma anche questo era uno dei pregiudizi che Saveria Antiochia
seppe sconfiggere, Lei, donna colta e amante della pittura, e pittrice
ella stessa.
Oggi, le migliaia di persone che si sono battute per la sua stessa
causa, la ricordano con affetto e malinconia. Per questo, credo di poter

chiedere alla stampa nazionale di dedicarle un piccolo ricordo.

Nando dalla Chiesa

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